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CONIUGARE LE CERTEZZE DI SEMPRE CON UNO “ZIC” DI INNOVAZIONE. COME LA PANDEMIA CAMBIA LA SHOPPING EXPERIENCE SECONDO DIMMIDISÌ

ABOUT DIMMIDISÌ

DimmidiSì è la marca de La Linea Verde, azienda agro-alimentare specializzata nella produzione di insalate in busta, piatti pronti freschi a base vegetale come le zuppe, e bevande fresche come frullati ed estratti.

Quindi tutti prodotti freschissimi che si vendono presso il banco frigo del reparto ortofrutta.

Il Gruppo La Linea Verde è uno dei maggiori produttori nazionali di prodotti ortofrutticoli freschi e pronti al consumo, controlla tutta la filiera dal campo al punto vendita, grazie ad aziende agricole di proprietà, siti produttivi e una società di trasporti refrigerati.

VALÉRIE HOFF, DIRETTORE MARKETING E COMUNICAZIONE DIMMIDISÌ

Valérie Hoff, francese, ingegnere in scienze e tecnologie alimentari, ha iniziato la sua carriera nell’ambito della ricerca e sviluppo alimentare in Francia, per proseguire poi, per una decina d’anni, nel marketing di Cirio Del Monte. Da tredici anni ricopre il ruolo di Direttore marketing e comunicazione presso La Linea Verde, esattamente da quando è stato lanciato il marchio DimmidiSì.

INTERVISTA

CONIUGARE LE CERTEZZE DI SEMPRE CON UNO “ZIC” DI INNOVAZIONE. COME LA PANDEMIA CAMBIA LA SHOPPING EXPERIENCE SECONDO DIMMIDISÌ

Per iniziare, una domanda alla Hoff manager, a prescindere da DimmidiSì: come vede il marketing alimentare del 2021? Cambierà qualcosa rispetto al passato? Cosa?

Rispetto al passato, pensando al Covid, il marketing alimentare si dovrà basare su un maggior consumo domestico, che significa meno monoporzioni e food on the go, a favore del formato famiglia. La gente sta più in casa e cucina per i propri cari, quindi immagino che nella scelta degli alimenti prevarrà la semplificazione: un piatto che incontri i gusti di tutti.

Con la pandemia, la shopping experience così come la conoscevamo è stata rasa al suolo, e le persone comprano quello che conoscono, alla ricerca di punti di riferimento. In questo saranno avvantaggiati i brand di fiducia.

La sperimentazione in cucina viene meno, dunque è più difficile proporre prodotti innovativi, ma credo che la risposta vincente sia coniugare questi due aspetti. Porto il nostro esempio. Noi facciamo zuppe: oggi offriamo un grande classico come la vellutata di verdure, con un pizzico di curcuma e zenzero, quello che io chiamo lo “zic” di innovazione.

Abbiamo voluto anche far evolvere il concetto di piatto pronto trasformandolo in una base da impreziosire per appagare la voglia di cucinare emersa in questo periodo: con Sonia Peronaci, nota influencer, suggeriamo come arricchire le nostre zuppe pronte da 2 porzioni con altri ingredienti, così che diventino un piatto per 4 persone.

Ma le cose cambiano con una rapidità enorme e vedo un’evoluzione anche rispetto all’inizio della stessa pandemia: mentre durante la prima ondata in tanti si sono rifugiati nel comfort food, in questa seconda fase ci si è regolarizzati. Il cibo tornerà a essere più salutare, evitando gli eccessi a cui ci siamo lasciati andare lo scorso anno.

Infine rilevo un altro cambiamento di cui tener conto. Mi riferisco alla situazione economica: verrà sempre meno la via di mezzo, a favore dei due estremi, prodotti premium o “primo prezzo”.

In questo panorama, la comunicazione di un’azienda Food che ruolo ha e come si deve evolvere per essere efficace? Su cosa deve puntare maggiormente: i prodotti, i valori aziendali, la sostenibilità, oppure altro?

La gente ha bisogno di rassicurazione. Serve dialogo, coinvolgimento e trasparenza, quindi la comunicazione è ancora un driver di vendita importantissimo. Oggi si tende già a parlare di più dei valori del brand e meno del prodotto, ma credo che quest’ultimo debba essere ancora centrale. Bisogna chiedersi: c’è concordanza tra i valori che sto comunicando e il prodotto che propongo? Valori e prodotti, quindi, vanno di pari passo.

Fondamentale è parlare in modo trasparente, soprattutto sulla confezione, anche per quanto concerne la sensibilità alla sostenibilità, un trend in grande aumento.

A proposito di sostenibilità, DimmidiSì punta molto su questo aspetto, anche a livello comunicativo.  Di recente avete puntato su una particolare gamma di insalata in busta compostabile e biodegradabile, che si chiama “Un sacco green”. Cosa vi ha spinto a questa scelta?

Il progetto è appena partito e siamo i primi a usare questo tipo di busta nel mondo della quarta gamma. È stata una scelta coraggiosa per il livello di innovazione, che va comunicata bene perché non venga dispersa. Fortunatamente, spesso abbiamo lanciato prodotti innovativi, che dopo anni sono diventati di uso comune, come le zuppe fresche pronte, messe sul mercato nel 2006 e verso le quali all’inizio c’era scetticismo sul posizionamento nel reparto ortofrutta.

Siamo consapevoli che “Un sacco green” è un prodotto di nicchia, almeno per il momento, ma rimane un grande passo avanti.  

DimmidiSì è la prima azienda ad aver lanciato le zuppe fresche pronte, una piccola-grande rivoluzione nel mondo ortofrutta, diceva. Di recente avete introdotto anche una linea di zuppe d’ispirazione orientale che, per tipologia, in qualche modo ricalca la tendenza degli ultimi tempi a rivolgersi al delivery. Com’è nata questa idea?

Abbiamo lanciato nel 2019 questa nuova gamma di zuppe Gusto d’Oriente, che si rivolgono a un pubblico più giovane. Lo abbiamo fatto per seminare: è probabile che i giovani che oggi scelgono una zuppa Gusto d’Oriente domani provino anche un nostro grande classico.

Bisogna allargare il target, ma senza cannibalizzare le vendite dei prodotti best seller: una madre prende il minestrone per lei e il marito, mentre al figlio compra una zuppa orientale.