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COSì COM’È: IL NUOVO CONSUMATORE NON VUOLE SOLO BUON CIBO, VUOLE ANCHE NUTRIRSI DI INFORMAZIONI

ABOUT COSÌ COM’È

Con oltre 25 anni di storia, Finagricola è una delle maggiori realtà del settore ortofrutticolo nazionale e internazionale. I soci sono 11, su una base produttiva di 31 aziende agricole. Da due generazioni si impegna in un’accurata selezione di varietà basata principalmente sul recupero e la valorizzazione di prodotti locali, che ha come scopo la qualità organolettica e il controllo di filiera. L’azienda pone particolare attenzione a tutti i parametri che influiscono sulle performance di gusto, lavorando solo materia prima prodotta nelle sue aziende agricole, tutte situate nella Piana del Sele (Salerno) su oltre 300 ettari di coltivazione protetta e controllata direttamente, in modo da garantire un prodotto 100% Italiano, dal seme fino alla chiusura del vasetto. Finagricola incarna l’evoluzione della cultura contadina: una grande azienda ortofrutticola che è cresciuta e si è sviluppata mantenendo vivo nel tempo un modo autentico e naturale di coltivare.

 

ABOUT LIDIA BENINCASA

Ha conseguito la laurea in Economia ed Amministrazione delle imprese – Marketing & Distribuzione all’Università degli Studi di Salerno. Per quattro anni è stata Assistente Direzione e Marketing per uno dei Centri Commerciali del Gruppo Irgenre srl, dove si occupava dei Social Network e del supporto agli eventi. Successivamente è subentrata come supporto alle attività strategiche di Marketing.  Per 2 anni è stata Junior Marketing Manager in Finagricola e ora, da due anni, è Marketing Manager del gruppo.

 

COSì COM’È:

IL NUOVO CONSUMATORE NON VUOLE SOLO BUON CIBO, VUOLE ANCHE NUTRIRSI DI INFORMAZIONI

L’azienda in seno a Finagricola guarda al futuro e amplia il suo pubblico attraverso un più vasto progetto di comunicazione 

Per iniziare, una domanda alla manager, a prescindere da Così Com’è: come vede il marketing alimentare del 2021? Cambierà qualcosa rispetto al passato? Cosa?

I cambiamenti vanno già messi in atto. Io stessa sto iniziando a farli e in buona parte sono dettati dalla pandemia. Siamo di fronte a una nuova schiera di consumatori, che fanno molta più attenzione a cosa comprano. Il lockdown ci ha dato più tempo per riflettere su questi aspetti.

Ma c’è un altro fattore da considerare: la voglia di parlare con le aziende, la ricerca di interazione proattiva. Prima, se c’era, era in tono polemico, ma ora, anche se ci sono problemi, c’è più pazienza e voglia di capire. Le aziende quindi devono rispondere prontamente e con grande disponibilità.

C’è anche molta più attenzione sul prodotto, non più solo sulle ricette, come accadeva una volta. Ora chiedono i valori nutrizionali, le caratteristiche sui diversi tipi di materia prima. Il cliente si appassiona, entra nel nostro lavoro, lo vuole valutare. Non credo valga solo per il cibo, ma per tutto ciò che si acquista.

I cibi selezionati e garantiti hanno un marcia in più per questi motivi. La speranza, quindi, è che i prodotti salutari e genuini prevalgano per combattere tante patologie, tra cui l’obesità infantile, che è una preoccupazione anche in Italia, culla della dieta mediterranea.

In questo panorama, la comunicazione di un’azienda food che ruolo ha e come si deve evolvere per essere efficace? Su cosa deve puntare maggiormente: i prodotti, i valori aziendali, la sostenibilità, oppure altro?

Le aziende italiane nascono già con dei valori, quindi continuare a rimarcarli non è più un elemento principale, a mio parere. Li si dà per scontati ormai. Credo invece che i prodotti e il lavoro che viene fatto su di essi siano gli aspetti da raccontare. I valori, dunque, sono già il motore trainante, bisogna andare oltre. Ad esempio si deve insegnare ai consumatori cosa mangiano e da dove viene quel cibo, bisogna metterli nelle condizioni di valutare cosa è di qualità e cosa meno. Serve educazione al prodotto perché ci viene richiesta: c’è voglia di sapere.

Un aiuto ci viene già dalla legge: le nuove disposizioni normative, per il pomodoro, sono già state assorbite. C’è l’obbligo di segnalarne l’origine, così come quella di tutti i prodotti contenuti nel vasetto. Dal 1° gennaio 2022, poi, ci sarà un cambiamento massivo anche in fatto di smaltimento, perché sarà obbligatorio scrivere dove riporre gli imballaggi del prodotto per favorire la differenziata, sia per i freschi che per i conservati. 

Per quanto riguarda la Sostenibilità, avete un progetto peculiare e come lo comunicate?

Siamo un’azienda che usa prodotti che nascono dalle nostre aziende Finagricola, quindi con massimo controllo sulla filiera. Cerchiamo materiale per il confezionamento che sia quanto più sostenibile: vaschette del fresco riciclabili e di cartone; per le conserve scegliamo il vetro e per la linea professionale l’alluminio.

Di per sé la tipologia di coltivazione che facciamo è già sostenibile: è in serra, i prodotti sono raccolti a mano, caratteristica che fa sì che il pomodoro venga prelevato solo se maturo, senza sprechi.

Pratichiamo la lotta integrata, quindi non usiamo chimica, ma insetti che combattono eventuali batteri: il laboratorio analizza quali patogeni ci sono e quali insetti se ne cibano.  L’impollinazione è fatta dai bombi, quindi assolutamente naturale.

I datterini, poi, vengono raccolti e lavorati in 48 ore, e passano prima in una calibratrice ottica che, a seconda delle caratteristiche, li destina a diverse linee: nulla viene scartato perché anche ciò che non finisce nei nostri prodotti va alle industrie zoofile.

C’è una case history Così Com’è rappresentativa di un aspetto peculiare della comunicazione?

In passato si scelse di partecipare a una delle prime edizioni di Masterchef con partner Bruno Barbieri: una scelta strategica che ci ha permesso di entrare nella Grande Distribuzione. Le persone hanno iniziato a cercarci e i buyer ci hanno voluto. I testimonial credibili funzionano ancora.

Poi, per le nostre nuove salse ketchup fatte di datterino giallo, uniche in Italia, abbiamo realizzato uno spot online in 3d, molto simpatico. Abbiamo inviato a tanti micro influencer il kit di degustazione, ed è piaciuto. Uno spot molto gradito ai bambini, che si divertono a cantare la nostra canzone. Anche i tormentoni funzionano!

Quali sono i canali di comunicazione che privilegiate? Come li usate?

Lavoriamo in modo differente tra B2B e B2C. Per il primo, quindi il marchio foodservice Grangusto, abbiamo deciso di orientarci a creare partnership con scuole di formazione del settore, come Cibum e l’Accademia dei Pizzaioli, dove non siamo passivi, ma presenti nei corsi di formazione.

Usiamo i social, in particolare Facebook e Instagram. Il nuovo sito, poi, è di grande traino. Abbiamo attivato da poco anche l’ufficio stampa classico.

Sul retail continuiamo a lavorare sull’online: siamo un’azienda agricola, non abbiamo i numeri dell’industria, quindi non siamo capillari. Ci presentiamo come gli artigiani delle conserve e ci avvaliamo di food blogger, in primis Marco Bianchi.

Abbiamo poi creato un progetto estemporaneo, “Ricette da oscar”: abbiamo selezionato i film più conosciuti e ricreato con i nostri pomodori le ricette presenti nella storia o ispirate dalla trama. Ad esempio, nei film di Tarantino c’è una catena di fast food (che non esiste) e abbiamo creato l’hamburger che viene citato. Oppure i Soprano o Ratatouille. Da questo sono nate foto e video ricette fatte da Antonio Sorrentino, chef partenopeo molto bravo e simpatico, che si è divertito con noi. Ogni settimana forniamo degli indizi per far indovinare alle persone quale sarà il film, e poi viene lanciata la ricetta.

Il nostro futuro comunicativo riguarderà anche i bambini: per loro abbiamo creato tre pomodori cartoni animati. L’idea è dar vita a un progetto interattivo.