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È IL PIACERE DEL PALATO L’ASPETTO PRINCIPALE PER UNA COMUNICAZIONE FOOD EFFICACE. UN BISOGNO IMMUTATO E IMMUTABILE

RISO SCOTTI

In oltre un secolo e mezzo, Riso Scotti si è trasformata da pileria artigiana a riseria industriale, riconosciuta come gruppo europeo del riso. L’azienda ha saputo attrezzarsi per prima con tecnologie in grado di assicurare standard di qualità unici nel settore. Da sempre attenta all’evoluzione del gusto e del costume alimentare, Riso Scotti si propone come azienda-partner nei confronti del consumatore, con prodotti capaci di valorizzare i principi salutistici, benefici e funzionali del riso, senza rinunciare a bontà e gusto. Il segreto del successo sta in questo cereale povero, oltre che nella capacità di volerlo valorizzare nel migliore dei modi.

UMBERTO ROVATI

Umberto Rovati, 35 anni, curioso e appassionato da sempre al mondo Food & Beverage, identifica nello sviluppo di una marca o di un prodotto un parallelismo con la vita quotidiana: “Ogni traguardo è l’inizio di un nuovo sogno”. Laureato in International Business and Economics presso l’Università degli Studi di Pavia, inizia il suo percorso professionale in Nestlé Italiana S.p.A. nel 2012, ricoprendo incarichi di crescente responsabilità nell’area Marketing. Passa successivamente in Illy Caffè, con responsabilità di sviluppo prodotti per i mercati esteri. Oggi è Responsabile Marketing Riso Scotti della Business Unit Italia Riso e Primi Piatti e Marketing Internazionale.

 

È IL PIACERE DEL PALATO L’ASPETTO PRINCIPALE PER UNA COMUNICAZIONE FOOD EFFICACE.

UN BISOGNO IMMUTATO E IMMUTABILE

 

Umberto Rovati, mktg manager Riso Scotti: “La sostenibilità? Completa l’aspettativa del piacere. È un aspetto che potenzia, un secondo livello che si viene a creare.

I prodotti sono come le persone: hanno una loro specifica fisionomia”

Per iniziare, una domanda al manager, a prescindere dall’azienda in cui lavora: come vede il marketing alimentare del prossimo futuro? Cambierà qualcosa rispetto al passato? Cosa?

 

La mia è un’interpretazione del mercato figlia degli ultimi anni. Siamo bombardati da situazioni nuove che ogni due o tre anni emergono e che corrispondono a tanti nuovi trend. Personalmente ho un pensiero abbastanza tradizionalista: i bisogni chiave sono sempre gli stessi, anche se con sfumature un po’ diverse. L’aspetto del gusto è tra questi: le persone acquistano, mangiano e consumano il cibo che li soddisfa. Il piacere, quindi, è il punto cardine a cui fare riferimento parlando di marketing e comunicazione nel food. È lo stesso che c’era e che ci sarà sempre: le aziende devono lavorare su questo perché la qualità non è solo una garanzia di valore, ma anche di piacere.

A ciò va affiancato l’aspetto del benessere, che però non deve essere vissuto come privativo. Deve essere valore aggiunto e ragione di rassicurazione. Un esempio pratico di questa lettura, è stata la pandemia, ha smosso delle cose, ma non ha stravolto i bisogni essenziali, che fanno parte di dinamiche continuative.

In questo panorama, la comunicazione di un’azienda food che ruolo ha e come si deve evolvere per essere efficace? Su cosa deve puntare maggiormente: i prodotti, la sostenibilità, i valori aziendali oppure altro?

 

Collegandomi alla risposta precedente, è evidente che il prodotto debba essere il veicolo principale per far sì che il consumatore ti scelga. E perché ti sceglie? Perché quando va a scaffale ha una sensazione positiva.

Il percepito del piacere è esso stesso indice di qualità e la sostenibilità, ad esempio, deve essere affine a questa sfera: il consumatore non compra un prodotto perché è sostenibile, ma la sostenibilità completa la sua aspettativa di soddisfazione. È un elemento che potenzia, per così dire, un secondo livello che si viene a creare. Quindi, cos’è oggi la sostenibilità? È l’aspetto umano che, a parità di prodotto, mi rassicura. Fa bene alla comunità, ma anche a me.

Anche i valori aziendali rientrano nel primo impulso d’acquisto e vanno di pari passo con la qualità, sono la carta di identità del prodotto. Diciamo che i prodotti sono come le persone: hanno una loro specifica fisionomia. Ai giovani che entrano in azienda chiedo sempre: che persona sarebbe Riso Scotti? Bisogna dare un volto a ciò che si vende.

Per quanto riguarda la Sostenibilità, avete un progetto peculiare e come lo comunicate?

 

Natura, Innovazione e Progresso hanno ispirato il genio di Leonardo da Vinci e oggi ispirano il nostro progetto di economia circolare e sostenibilità partecipata, volto a valorizzare la filiera italiana del riso.

Sa che Da Vinci visse a Pavia e fece anche importanti studi nell’ingegneria idraulica che permisero la coltivazione diffusa del riso nel pavese?

Nel nostro progetto “Insieme per la sostenibilità”, ci poniamo come ponte tra il mondo agricolo e quello dei consumi, coinvolgendo sementieri, agricoltori, partner industriali, trasportatori, distribuzione e consumatori finali in un progetto virtuoso e circolare di condivisione delle migliori soluzioni sostenibili, per valorizzare la biodiversità italiana nel rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali.

In virtù del momento, vorrei spendere qualche parola su un elemento vitale, un comune denominatore della filiera, oggi di forte attenzionalità: l’acqua.

Il riso ha un impatto positivo sul ciclo idrico perché fa sì che si attivi un circolo virtuoso di riciclo, che fa arrivare l’acqua al delta del Po senza perderne una sola goccia, anzi incrementandone il volume. Un litro d’acqua che arriva dalle montagne, attraverso il Po e il Canale Cavour, diventa a valle un litro e mezzo, grazie alla conformazione del terreno e alle piogge: si usa per il riso, va in falda e riemerge a valle. L’agricoltore non si limita a utilizzare l’acqua, ma la immette di nuovo nell’ambiente, rendendola l’ingranaggio fondamentale di un meccanismo perfetto.

C’è una case history rappresentativa di un aspetto peculiare della comunicazione?

 

Scelgo un esempio di comunicazione allargata di cui vado fiero. Parlo del brand Riso Venere, un particolare riso che per le tendenze odierne rappresenta il futuro della categoria. Abbiamo stipulato un accordo di esclusiva con l’ente di proprietà del seme, Sapise (acronimo di Sardo Piemontese Sementi): dal 2021 Riso Scotti è l’unica azienda nel mondo che può gestire questa varietà.

Intorno a Venere stiamo costruendo un vero e proprio brand: l’unicità di prodotto che diventa esperienza emozionale. Proprio quest’anno abbiamo lanciato la pasta Venere, una grande novità nel mondo primo piatto, che intercetta momenti diversi di consumo rispetto al riso in chicco, l’abbiamo messa nelle gallette, nel cous cous, negli snack e via via la metteremo in tante altre forme. Stiamo anche costruendo un progetto di piatti pronti insieme a Dimmidisì. È una storia che si sta costruendo mentre parliamo, un nuovo volto della categoria riso, che va forte anche all’estero.

Importante sottolineare il ruolo del canale food service sia per il progetto Venere, sia per l’azienda in generale: rappresenta un comparto fondamentale, ambito in cui siamo leader in Italia (40% del nostro giro d’affari) e leader all’estero con i risi bianchi di qualità: Arborio e Carnaroli.

Quali sono i canali di comunicazione che privilegiate? Come li usate?

 

La tv per noi è il primo canale di comunicazione. Uno strumento di comunicazione primario e ancora essenziale per la categoria food.

I social ovviamente li usiamo con assiduità: Facebook, Instagram, YouTube e LinkedIn, sempre con un modello di comunicazione semplice, di interesse pratico per il consumatore: raccontiamo come cucinare il nostro riso. La tendenza è la semplificazione, ma con maggior attenzione ai contenuti. In poche parole: meno influencer e più content creator. Questo ci ha portato anche a declinare i messaggi in base al canale, che invece fino a poco tempo fa erano univoci.

Nuovi canali rivolti a target specifici sono di forte attenzionalità, come ad esempio TikTok o il mondo dei podcast. Ad oggi non li presidiamo, ma sono canali di comunicazione che acquisiranno man mano rilevanza e che dovranno essere presidiati con contenuti di qualità e di interesse per il target di riferimento.

Infine, la carta stampata la utilizziamo su riviste di settore legate al nostro target e sui femminili.