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GRANA PADANO PREFERISCE LE EMOZIONI AI MESSAGGI CONVENZIONALI

CONSORZIO PER LA TUTELA DEL FORMAGGIO GRANA PADANO

Il Consorzio per la tutela del Formaggio Grana Padano è nato per sostenere e promuovere il grande patrimonio culturale, alimentare, storico e socio-economico di cui questo formaggio è espressione. Sorto dalla passione per il territorio e dal desiderio di salvaguardare l’esperienza e la competenza tramandata da generazioni, riunisce produttori, stagionatori e commercianti al fine di vigilare sulla sua produzione e sul suo commercio. Il suo scopo è garantire il rispetto della ricetta tradizionale del Grana Padano Dop e la sua alta qualità, riconoscibile e ritrovabile in ogni singola forma prodotta. Per questo svolge attività di tutela, da un lato, e promozione, dall’altro, di tutto ciò che riguarda Grana Padano. Il Consorzio non ha fini di lucro, non promuove una marca, ma un marchio distintivo di un prodotto Dop.

STEFANO BERNI

Laureato in Agraria a Bologna, Stefano Berni è Direttore Generale del Consorzio Grana Padano. Dal 1985 è stato Direttore dell’Associazione Produttori Latte della provincia di Mantova e addetto economico della Coldiretti, a cui è seguito un incarico nella Federazione Provinciale Coldiretti di Padova. Dal 1992 al 1994 è stato Parlamentare eletto Deputato nelle liste della D.C., membro della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Nel 1994 è stato nominato Direttore Generale dell’Associazione Nazionale Bieticoltori di Bologna. Dal 1995 al 1998, già Direttore Generale di ANB, ha creato SADA, Società di commercializzazione di prodotti bieticoli, di cui è stato Amministratore Delegato. Dal 1995 al 1998 è stato Consigliere Delegato di C.S.C., Società di fornitura di Servizi operativi nel sistema bieticolo. Dal 9 dicembre 2013 al giugno 2017 è stato presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena e dal 2009 è tesoriere di AICIG, di cui è stato anche vicepresidente.

GRANA PADANO PREFERISCE LE EMOZIONI AI MESSAGGI CONVENZIONALI

Stefano Berni, Direttore Generale: “Sostenibilità non è una buona intenzione, è un impegno che va dimostrato. Spetta ai produttori mantenerlo, ma al marketing tradurlo

Per iniziare, una domanda a prescindere dall’azienda in cui lavora: come vede il marketing alimentare del prossimo futuro? Cambierà qualcosa rispetto al passato? Cosa?

Per decenni per promuovere i prodotti si è puntato ad esaltare il rapporto qualità – prezzo. Poi, con le svolte delle crisi del metanolo nel vino e della BSE nella carne, si sono fatte strada forti domande da parte dei consumatori sulla provenienza, sui controlli, sui legami con il territorio. È un dato di fatto che da allora si beve certamente meglio e si cercano prodotti più controllati e garantiti. Si deve quindi sempre più valorizzare il legame con il territorio di tutta la filiera, un valore assoluto che va oltre il Made in Italy, dove si attesta il luogo di produzione finale, ma non la provenienza di tutta la materia prima, come avviene invece per i prodotti a denominazione d’origine protetta. Quindi, il marketing dovrà valorizzare sempre più la provenienza. Ma non solo. La sostenibilità non potrà essere solo una buona intenzione o un auspicio. È un impegno che va dimostrato in ogni suo aspetto. Spetta ai produttori mantenerlo, ma al marketing tradurlo in messaggi semplici, concreti ed espressione di valori.

In questo panorama, la comunicazione di un’azienda food che ruolo ha e come si deve evolvere per essere efficace? Su cosa deve puntare maggiormente: i prodotti, i valori aziendali, la sostenibilità, oppure altro?

Non può trascurare nessuno di questi elementi, soprattutto per le produzioni a denominazione d’origine protetta e identificabili con il territorio di produzione. Il prodotto è fatto interamente con materie prime del territorio, lavorato in aziende che di questo legame da sempre fanno la loro mission. E nel prodotto ci sono il benessere animale, la cura nella coltivazione e nella preparazione di foraggi e mangimi, l’attenzione alla qualità delle acque, del suolo e dell’aria, la necessità inderogabile di ridurre l’impronta ambientale nei luoghi di lavorazione. Tutti questi elementi si riuniscono nel marchio del prodotto, il Grana Padano DOP, e del suo territorio.

Per quanto riguarda la Sostenibilità, avete un progetto peculiare e come lo comunicate?

Il Consorzio Tutela Grana Padano si è dato un Bilancio di Sostenibilità, sintesi di tutto l’impegno sul piano ambientale, economico e sociale, approvato dall’Assemblea Generale.

Su questi fronti il Consorzio di Tutela ha affiancato nuovi strumenti a quelli collaudati da anni. Per l’ambiente procede l’applicazione nelle aziende del sistema di controllo messo a punto con il progetto LIFE TTGG e tutta la filiera applica le procedure Made in Green e Allevamento Responsabile, scelte che hanno fatto ottenere al Consorzio il riconoscimento internazionale WIPO.

Sulla sostenibilità sociale al programma Educazione Nutrizionale Grana Padano e alla crescita dei servizi di vigilanza, nel 2022 si è affiancata la Fondazione Grana Padano ETS, braccio operativo per tutte le numerose ed impegnative attività socio-assistenziali.

La governance sostenibile invece lo scorso anno ha remunerato consorziati e consumatori con circa l’89 per cento del valore prodotto e l’80 per cento è rimasto nel territorio di produzione della DOP.

La comunicazione avviene prevalentemente on line e attraverso i social. Nel sito la parte relativa a sostenibilità e benessere è immediatamente accessibile dall’home page.

C’è una case history rappresentativa di un aspetto peculiare della comunicazione?

Non una case history, ma la scelta della nuova comunicazione on air, “Un’emozione italiana”. Il messaggio la delinea in tutti i valori che la compongono, partendo dai luoghi da tutelare per arrivare al benessere nelle sue varie declinazioni, sino alla maestria e alla pazienza del fare. Per realizzarlo il Consorzio si è affidato a due premi Oscar, Giuseppe Tornatore ed Ennio Morricone con uno dei suoi brani più celebri. E per la prima volta lo stesso messaggio è stato diffuso anche all’estero, nei paesi dove il Grana Padano DOP è più consumato. Si è capovolta la comunicazione. Non si è andati alla ricerca di messaggi convenzionali in quei mercati, ma si porta il consumatore a scegliere un’emozione che arriva forte dal mondo dove nasce il Grana Padano DOP. E se lo scorso anno l’export è arrivato a circa il 47% del fatturato complessivo, possiamo dire che questa scelta è stata efficace. 

Quali sono i canali di comunicazione che privilegiate? Come li usate?

Le televisioni e le radio rappresentano il canale principale perché resta il più popolare e generalista. Ma negli anni della pandemia abbiamo potenziato l’uso dei canali social e del web, con strutture e campagne che rendono i messaggi adeguati a questa fruizione e al suo pubblico sempre più vasto. Sulla carta stampata, che non abbandoniamo né a livello nazionale né soprattutto locale, nelle province dove il Grana Padano, prodotto DOP più consumato nel mondo con 5,2 milioni di forme, rappresenta una fondamentale risorsa economica e produttiva, puntiamo con l’ufficio stampa a divulgare le iniziative del Consorzio e le numerose e qualificate partecipazioni ad eventi e manifestazioni legate al food e al Made in Italy.

Cito per tutte la partnership sottoscritta con la Fondazione Milano Cortina 2026 che vedrà il Consorzio Grana Padano tra gli sponsor dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali.