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SIVILOTTI, CONSORZIO SAN DANIELE: “LA COMUNICAZIONE NON È ACCESSORIA MA UN ELEMENTO FONDAMENTALE PER PRESERVARE IL BUSINESS”

CONSORZIO DEL PROSCIUTTO DI SAN DANIELE

Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele, costituito nel 1961, associa oggi tutti i 31 produttori del Prosciutto di San Daniele. Attraverso le sue articolazioni promuove e valorizza la conoscenza e la diffusione del Prosciutto di San Daniele lungo l’intera filiera produttiva fino a raggiungere il consumatore finale ed è impegnato nell’attuare di promozione e comunicazione.

Inoltre, tutela il marchio affinché non vi siano abusi o usi illegittimi del nome, del marchio Prosciutto di San Daniele e dei segni distintivi della DOP.

 

NICOLA SIVILOTTI

Nicola Sivilotti, 31 anni, è responsabile comunicazione e marketing per il Consorzio del Prosciutto di San Daniele. Da quasi dieci anni si occupa di pubbliche relazioni e comunicazione anche per realtà no profit, ha maturato esperienze nell’ambito editoriale locale e nell’organizzazione di eventi.

 

 

 

 

SIVILOTTI, CONSORZIO SAN DANIELE: “LA COMUNICAZIONE NON È ACCESSORIA MA UN ELEMENTO FONDAMENTALE PER PRESERVARE IL BUSINESS”

 

Non è sufficiente dire che il prodotto esiste, bisogna spiegarne il contesto e le peculiarità. Il consumo arriva successivamente, prima bisogna arrivare al consumatore attraverso uno story telling immersivo

 

 

Per iniziare, una domanda al manager, a prescindere dal Consorzio del prosciutto di San Daniele: come vede il marketing alimentare del 2022? Cambierà qualcosa rispetto al passato?

Il mondo evolve velocemente ed è necessario essere pronti ai mutamenti soprattutto nelle azioni di comunicazione e marketing. Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a importanti cambiamenti, tra cui una nuova impennata verso i prodotti di qualità. Un trend che si registrava già prima del Covid e che poi, durante la pandemia, ha rafforzato l’attenzione sul made in Italy. Fattori come la territorialità e la qualità sono essenziali.

Lo stesso si può dire per l’atteggiamento dei consumatori: è molto evidente la ricerca di un maggior approfondimento sui prodotti e le proprie caratteristiche che genera meno superficialità negli acquisti.

Per questo, quest’anno e nel futuro, chi si occupa di marketing alimentare dovrà considerare non solo i trend di vendita e di consumo, ma i valori intrinsechi al prodotto e i temi più squisitamente etici. Argomenti quali qualità, salubrità e sostenibilità sono ormai sostanziali.

In questo panorama, la comunicazione di un’azienda food che ruolo ha e come si deve evolvere per essere efficace? Su cosa deve puntare maggiormente: i prodotti, i valori aziendali, la sostenibilità, oppure altro?

Il valore alla base di un prodotto è la miglior base di partenza per un’efficace strategia di comunicazione. Fortunatamente l’origine degli alimenti è tornata in auge e la pandemia ha fatto riscoprire le eccellenze del nostro territorio. Questo per dire che non basta comunicare che il prodotto esiste, come accadeva un tempo, ma ne va spiegato il contesto.

Ad esempio, il prosciutto di San Daniele non è solo un prosciutto: al consumatore spieghiamo le qualità del prodotto, come la lavorazione esclusiva nel solo comune di San Daniele del Friuli. Ne raccontiamo le peculiarità distintive, ciò che lo rende unico. Il gusto arriva successivamente ed è contestualizzato dalla narrazione di contesto assieme a molti altri aspetti. Un prodotto alimentare lo si degusta dopo l’acquisto, ma bisogna prima arrivare lì. È quindi necessario uno story telling approfondito e immersivo senza mai essere un’autocelebrazione, sviluppando una narrazione attenta e coerente al brand ed al contesto – spesso vulnerabile – in cui ci troviamo.

Per questi motivi, nel nostro caso, optiamo per una vasta comunicazione esperienziale: per essere efficaci è fondamentale mettere a sistema un insieme di strategie, online e offline, che comprendano anche esperienze di degustazione diretta. Il pubblico offline è diverso e non può essere raggiunto con un metodo automatico, ma risulta ancora essenziale perché rafforza e completa il cerchio della strategia nel suo complesso: è l’insieme che funziona.

Dal 2017 il San Daniele DOP organizza tour itineranti in cui porta il prosciutto direttamente nei ristoranti, nelle enoteche e nelle osterie con circa 70 appuntamenti l’anno. Si tratta di un’attività diretta per il pubblico b2c a cui si aggiungono educational per il pubblico b2b, sia in Italia che all’estero. L’obiettivo è portare il prodotto al consumatore in diversi contesti di consumo.

L’obiettivo è rendere i clienti edotti, sia b2c che professionisti, i new media, del resto, ci offrono vaste possibilità, ma anche una grande responsabilità: comunicare bene.

La vulnerabilità della comunicazione è sempre in agguato e questo fa capire quanto la comunicazione non sia accessoria, perché se si verifica un errore ne risentono business e reputazione, spesso in modo permanente. È un elemento importante tanto quanto la produzione, non va considerata come attività complementare al bisogno.

Per quanto riguarda la Sostenibilità, avete un progetto peculiare e come lo comunicate?

L’ambito alimentare è molto in linea con questo tema: topic quali la tutela dell’ambiente, la gestione del rifiuto, il rispetto del benessere animale non possono essere ignorati. Il Consorzio ha una filiera tracciata e controllata e gestisce con attenzione il prodotto anche dal punto di vista etico e ambientale. Tra i progetti principali vi è il recupero del sale esausto che viene riutilizzato in un’ottica di economia circolare. I prossimi anni vedranno la luce nuovi e importanti progetti in tema di sostenibilità, che si collegheranno a quelli già in uso come la depurazione delle acque.

C’è una case history del Consorzio rappresentativa di un aspetto peculiare della comunicazione?

Ad un certo punto abbiamo deciso di gestire l’interazione del consumatore, sia positiva che meno. Da allora adottiamo una strategia precisa cercando di comprendere il quesito o il dubbio che ci viene sottoposto contestualizzandolo secondo il consumatore che lo pone. Segue sempre un feedback. Nel 98% dei casi il riscontro è positivo, questa attenzione ha cambiato alcuni ‘pregiudizi’ del prodotto e del brand: ciò dimostra come non ci si debba mai sottrarre al confronto e quanto la corretta gestione della community sia essenziale.

Quali sono i canali di comunicazione che privilegiate? Come li usate?

I social sono imprescindibili: usiamo Facebook, Instagram, Linkedin, Youtube, Twitter (anche se in Italia si usa poco per i prodotti al consumo). A questi affianchiamo i vari siti web, non solo come presidio istituzionale, ma anche come mezzo per veicolare approfondimenti. Utilizziamo un blog digitale focalizzato sul prodotto, non sull’azienda, si tratta di uno strumento molto apprezzato. Una narrazione b2c molto dedicata, con più di 250 contenuti all’anno che genera 150mila visite in 12 mesi. È a fruizione libera, collegato anche a una newsletter e gestito interamente dal Consorzio, come la maggior parte delle attività di comunicazione, per le quali abbiamo un team interno altamente formato e professionale, in cui vengono valorizzate le competenze che ogni membro può apportare nel campo della comunicazione.