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INALPI: I CONTENUTI VANNO TUTTI DECLINATI A SECONDA DELL’AUDIENCE, SEMPRE PARTENDO DA UN MASTER DI CONCETTO

INALPI

Inalpi, azienda lattiero casearia nata nel 1966, è oggi primo player piemontese del mercato del latte. Una lunga storia che vede tra i suoi momenti fondamentali la nascita della filiera corta e controllata Inalpi, composta da oltre 300 conferitori, coinvolti attraverso la sottoscrizione di un protocollo che garantisce elevati standard qualitativi della materia prima. Inalpi è oggi impegnata in un piano quinquennale da 148 milioni di euro per la realizzazione della seconda torre di sprayatura, di un moderno caseificio e per la realizzazione di progetti che abbracciano a pieno titolo i Sustainable Development Goals.

 

MATTEO TORCHIO

Matteo Torchio è responsabile Marketing & Pubbliche Relazioni di Inalpi SpA con sede a Moretta, Cuneo. Proviene da un percorso di studi ed esperienze professionali tutte rivolte al mondo della comunicazione e del marketing, ambiti che predilige e che gli consentono di valorizzare le storie e i progetti aziendali, in cui si fa coinvolgere con entusiasmo e passione, divenendone portavoce e talvolta volto narrante.

Fossanese di adozione è laureato in Economia e Gestione delle Imprese & Marketing, e ha rivestito per oltre 3 anni il ruolo di responsabile della Comunicazione e Ufficio Stampa per l’Antica Corona Reale Ristorante, Relais & Chateaux e Grand Tables Du Monde dello Chef due stelle Michelin Gian Piero Vivalda.

 

INALPI: I CONTENUTI VANNO TUTTI DECLINATI A SECONDA DELL’AUDIENCE,

SEMPRE PARTENDO DA UN MASTER DI CONCETTO

 

Matteo Torchio, Marketing Manager: “La marca deve accudire e confortare il consumatore, che si aspetta un’azienda leale, la cui promessa non deve essere tradita

 

Per iniziare, una domanda al manager, a prescindere dall’azienda in cui lavora: come vede il marketing alimentare del 2023? Cambierà qualcosa rispetto al passato?

 

Non immagino un cambiamento, ma uno sviluppo basato su una forte digitalizzazione del processo rivolto al consumatore finale: tutto si dovrà focalizzare su una componente di comunicazione “vera”, che non si rifaccia a uno storytelling fine a sé stesso, ma che attinga da un bacino di contenuti di valore. Un sistema e un processo di marketing che garantiscano una leadership ai prodotti attraverso una mission chiara, un manifesto forte e un controllo accurato di tutti gli attori della filiera.

La marca dovrà avere la “m” maiuscola: non solo un brand, quindi, ma una soluzione che possa accudire e confortare il consumatore, che chiede alle marche sicurezza e contenuto. Ma servirà qualcosa in più perché abbiamo a che fare con nuovi utenti molto giovani, preparati, curiosi e disposti a mettersi in gioco.

Dobbiamo tener conto che il mondo si divide in due: dai boomer a salire c’è ancora un’affezione molto forte ai marchi che hanno fatto il mondo alimentare, mentre i giovanissimi hanno logiche diverse, vanno informati e coinvolti attraverso un ecosistema digitale tutto da presidiare. Un enorme potenziale.

In questo panorama, la comunicazione di un’azienda food che ruolo ha e come si deve evolvere per essere efficace? Su cosa deve puntare maggiormente: i prodotti, i valori aziendali, la sostenibilità, oppure altro?

 

È un grande mix con tante leve. Il marketing è un albero: il tronco deve essere solido e stabile, mentre le fronde sono le tante diversificazioni possibili.

Sicuramente la sostenibilità è un tema molto attuale, ma deve progredire verso un ecosistema composto da tanti aspetti. Tra questi il più importante è fatto dai valori: il consumatore si aspetta un’azienda leale, la cui promessa non deve essere tradita.

Il prezzo è stato sostituito dal posizionamento: occorre identificare i key needs degli utenti e per ognuno il giusto prodotto.

Bisogna declinare in maniera intelligente e strategica i propri messaggi sui diversi canali disponibili, ad esempio la comunicazione sulle nostre fettine al pepe, pizza e chili si rivolge ai giovani esclusivamente su TikTok, con messaggi relativi alla merenda, alla socialità e all’amicizia. E così via.

Per quanto riguarda la Sostenibilità, avete un progetto peculiare e come lo comunicate?

 

Da otto anni redigiamo e certifichiamo il nostro bilancio di sostenibilità, ogni edizione con un tema conduttore. Gli investimenti sono ingenti: per dare concretezza ai goal dell’Agenda ONU 2030, nel quinquennio 2020-2025 sono stati allocati quasi 150milioni di euro sull’impianto aziendale, sottoscritti con primari istituti di credito per arrivare ad avere un ciclo industriale chiuso, a scarto zero.

Stiamo lavorando a un impianto di cogenerazione per produrre metano dalla raccolta dei liquami dei nostri conferitori, tutti situati a una distanza media di soli 30 km, organizzati in una cooperativa su emanazione di Coldiretti. Parliamo di ben 300 aziende agricole, con le quali è in vigore un protocollo che rende chiara ed equa la remunerazione.

Tutto ciò viene comunicato sul packaging: pensi che siamo stati i primi produttori di formaggio a parlare del latte, era il 2017.

C’è una case history rappresentativa di un aspetto peculiare della comunicazione?

 

Degno di nota credo sia il progetto “Diari scolastici”, con la pubblicazione di 410mila copie distribuite gratuitamente agli istituti di tutto il territorio nazionale che ne fanno richiesta: graficato da Ugo Nespolo con contenuti stesi in collaborazione con Coldiretti, il nostro diario prevede anche una versione digitale che dialoga con il registro di classe, che regaliamo alle scuole.

Tre volte a settimana la app eroga contenuti e informazioni. I temi trattati sono prettamente educativi, in particolare su cosa significhi fare industria e allevamento con tutti i crismi.

Seppur con grande scarto, siamo orgogliosi che in Italia sia il secondo diario per tiratura dopo Comix.

Quali sono i canali di comunicazione che privilegiate? Come li usate?

 

Dal punto di vista della comunicazione corporate penso che Inalpi sia una delle prime aziende di produzione alimentare che dialoga in maniera costante e proficua con l’esterno. Un processo puntuale ed efficace, che parte dalla comunicazione e marketing, coinvolge la direzione e la presidenza, per poi esser declinato su tutti i canali: questo genera circa 1.200 ritagli stampa l’anno.

Siamo diventati un opinion leader molto presente, tra gli unici con una grande attenzione alla filiera. 

Come dicevo, il segreto sta nell’individuare per ogni prodotto o aspetto il canale di comunicazione più corretto in base all’audience che si vuole raggiungere.

Anche il mondo digitale è essenziale: soprattutto qui i contenuti vanno declinati partendo da un master di concetto. Abbiamo Facebook, Instagram, LinkedIn, Tik Tok e Twitter (quando abbiamo la notizia live). Questi ultimi due canali sono simili per estemporaneità, sono come fuochi d’artificio. Qui per farsi sentire bisogna urlare o si vanifica il lavoro rispetto agli altri dove si lascia più traccia e consentono un maggior respiro.

C’è poi il nostro sito, che è più un portale. Abbiamo anche l’e-commerce, che cresce costantemente. Ciò che ci distingue dagli altri è l’attenzione alla logistica, molto curata. Prendiamo il burro: arriva dopo 48 ore dall’ordine. Uno sforzo che paga perché ciò che vogliamo offrire è un’esperienza d’eccellenza, non un acquisto approssimativo.