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COSTADORO OTTIENE LA CERTIFICAZIONE B-CORPORATION, IMPORTANTE LEVA DI COMUNICAZIONE PROPRIO NELL’ANNO DI APPRODO IN GDO

COSTADORO SPA

Azienda torinese fondata nel 1890, Costadoro S.p.A. sin dalle origini ha un unico grande obiettivo, riassunto nella sua missione: “Infondere un sorriso a ogni cliente, combinando la storia e il futuro del caffè”. Grazie alla cura e all’attenzione dedicate alla produzione del caffè, l’azienda si è guadagnata un ruolo di primo piano nel panorama internazionale e oggi è un punto di riferimento fondamentale nella diffusione della cultura del caffè nel mondo. L’utilizzo di tecnologie avanzate e la costante ricerca in campo scientifico avvengono nel pieno rispetto di una tradizione secolare che ha nell’approvvigionamento, nella tostatura e nella selezione i suoi principali tratti distintivi.

GIANLORENZO BECCUTI

Gianlorenzo Beccuti rappresenta la quinta generazione della famiglia Beccuti, fondatrice del brand Costadoro nel 1890. Dopo una laurea magistrale in Business Administration completata a Parigi, si appassiona al settore food grazie a una prima attività imprenditoriale aperta proprio nel cuore della capitale francese. Entra in azienda a 26 anni seguendo l’ideazione del progetto franchising e di conseguenza le varie aperture dei locali flagship a marchio “Costadoro Social Coffee” a Torino, Genova e Montecarlo. Nel 2021 diventa Product Manager, collaborando quotidianamente tra l’ufficio marketing e la direzione commerciale, con l’obiettivo di rendere l’offerta dei prodotti e dei servizi aziendali unica e distintiva tra i competitor diretti di mercato.

 

COSTADORO OTTIENE LA CERTIFICAZIONE B-CORPORATION, IMPORTANTE LEVA DI COMUNICAZIONE PROPRIO NELL’ANNO DI APPRODO IN GDO

 

Gianlorenzo Beccuti, Product Manager: “Una volta conseguita va messa a terra e condivisa,

non solo per brand awareness, ma per stimolare altre aziende a ottenerla

 

Per iniziare, una domanda al manager, a prescindere dall’azienda in cui lavora: come vede il marketing alimentare del prossimo futuro?

 

Per interpretare il marketing del prossimo futuro bisogna osservare bene il consumatore del presente, sicuramente diverso dal pre-Covid: oggi è più volenteroso e attento nel prediligere acquisti sensati e meno di impulso, in altre parole più consapevole. Per questa ragione il marketing alimentare deve mostrare in modo trasparente i valori aziendali, in modo da accompagnare il consumatore nel percorso di un acquisto pensato.

Per fare questo in maniera corretta, la comunicazione deve essere sempre più multicanale, così da distinguere il target per compatibilità di valori e non per fasce d’età.

Quest’anno Costadoro ha ottenuto l’ambita certificazione B-Corporation: come si lega questo traguardo alla comunicazione?

 

Questa certificazione viene assegnata alle società che si impegnano a osservare i più alti standard di performance sociale e ambientale, di trasparenza e responsabilità, e che operano nel rispetto di tutti gli stakeholder coinvolti nel sistema, dai fornitori ai clienti, passando per i collaboratori, con particolare attenzione alle generazioni future.

Devo dire che è uno dei traguardi più alti degli ultimi anni, molto complicata da ottenere, soprattutto per chi lavora col caffè, che arriva da molto lontano. Segue a tre anni di grandi sacrifici da parte di tutti.

L’importante, però, non è solo ottenerla, ma anche scaricarla a terra. La domanda che ci siamo posti è: come la comunichiamo per valorizzarla? Lo stiamo facendo in maniera trasversale: non vogliamo farlo solo per favorire la brand awareness, ma anche per ispirare altre aziende, a partire dalle nostre, come clienti e fornitori.

Desideriamo essere un esempio virtuoso per guardare al futuro nella capacità di coniugare economia, etica e benessere.

In questo panorama, la comunicazione di un’azienda food che ruolo ha e come si deve evolvere per essere efficace? Su cosa deve puntare maggiormente: i prodotti, i valori aziendali, la sostenibilità, oppure altro?

 

Al vertice metto i valori, che sono le radici da cui nascono tutti gli altri aspetti, prodotti e servizi. Tre sono quelli che ci guidano da sempre, fondamentali e imprescindibili, alla base dell’attività dell’azienda. Sono il rispetto, ovvero la capacità di svolgere le attività senza arrecare danni alle persone o al pianeta; l’eccellenza, che ci spinge a perseguire il meglio nei prodotti e nei processi; infine la cultura: diffondere le nozioni del mondo del caffè coniugando tradizione e innovazione.

Il consumatore deve conoscerli e condividerli.

 

Per quanto riguarda la Sostenibilità, avete un progetto peculiare e come lo comunicate?

 

Il traguardo B-Corp è il più importante. Lo abbiamo condiviso tra clienti e fornitori con un evento in cui abbiamo cercato di stimolarli a certificarsi a loro volta per una contaminazione virtuosa. Per celebrare l’ambito traguardo abbiamo scelto di invitarli in azienda perché crediamo nei valori tradizionali, nello scambio interpersonale e nelle relazioni di persona.

Per i consumatori finali abbiamo organizzato iniziative nei nostri flagship store a Torino, Genova, Montecarlo e Parigi, per raccontare questa certificazione ancora poco conosciuta che, sapendo cosa sia, potrà elevare la qualità della scelta in generale, non solo sul caffè. Ovviamente stiamo insistendo anche sui social media.

Per i clienti B2B abbiamo attivato una serie di informative via mail e tramite i rappresentanti. I feedback sono positivi.

Ovviamente anche la comunicazione interna è molto importante per ripagare tutto il grande lavoro fatto da dipendenti e collaboratori. Siamo anche intervenuti sull’ambiente di lavoro con dei benefit, ad esempio con orari flessibili, con proposte di ginnastica nelle pause pranzo, sessioni di lingue, o semplicemente rendendo disponibile la frutta fresca ad ogni pausa. Una serie di accorgimenti che migliorano la qualità della giornata.

Avendo più filiali in Europa – a Nizza, Londra e Barcellona – abbiamo l’ambizione di estendere i benefit anche lì affinché la cultura Costadoro si possa respirare in un contesto internazionale. Oggi credo che Costadoro sia un’azienda interessante anche per giovani neolaureati che desiderano trovare soddisfazione e qualità della vita: è a loro che puntiamo per investire sul futuro.

C’è una case history rappresentativa di un aspetto peculiare della comunicazione?

 

Siamo approdati in GDO quest’anno, quindi abbiamo cercato di farlo lavorando da subito per farci conoscere in maniera distintiva. Ci siamo chiesti: quando Costadoro entra a scaffale, cosa può dare di più rispetto ad altri top player del mondo del caffè?

La risposta si concretizza in una nuova linea per il canale retail, con un QR Code in cui spieghiamo attraverso pillole informative tanti aspetti dell’universo di questa straordinaria bevanda: la caffeina, le origini, i processi e tanto altro per fare cultura su un prodotto che si consuma con grande frequenza, ma di cui forse si sa ancora poco.

Che ci sia una rinnovata passione lo dicono i numeri in crescita sull’utilizzo della moka: si sono riscoperti i profumi del mattino e il valore della sostenibilità.

 

Quali sono i canali di comunicazione che privilegiate? Come li usate?

 

Nel 2023 un’azienda deve avere pagine attive su tutti i social a lei utili, nel nostro caso Instagram, Facebook e LinkedIn. Abbiamo un sito attivo con diverse impostazioni e lingue, più un e-shop. Come dicevo, però, per noi rimangono fondamentali i rapporti interpersonali, sui quali Costadoro spinge ancora molto: la pausa caffè al bar non è solo un momento di stacco dal lavoro, ma va messa a frutto per alimentare conoscenza. In questo senso assistiamo i baristi nella crescita per migliorare gli standard di una professione che, se svolta con passione, può diventare un veicolo di grande soddisfazione e un canale di comunicazione tra la gente.

Vogliamo essere gli ambasciatori del caffè di qualità: il nostro obiettivo è alzare l’asticella anche nei confronti del caffè, com’è successo per il vino. Troppo spesso l’espresso viene visto come una piccola bevanda in una tazzina che ha poco valore, ma se si sapesse che dentro ci sono da 30 ai 50 chicchi che vengono da lontano e che ognuno di essi subisce più di 100 passaggi di lavorazione, penso che si cambierebbe la percezione.